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ATTESE

  • Immagine del redattore: Màdő
    Màdő
  • 27 giu 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

di Mariantonietta Bucci

 

In questo tempo di “reclusione”, che sembra passato da molto tempo ed invece è proprio dietro la porta, da tanti visto come una prigionia e da tanti altri no, abbiamo potuto sperimentare come virtù la pazienza poi l’accondiscendenza, ma soprattutto l’attesa.

 

L’attesa di una bella giornata per poter scendere sotto casa a giocare, per poter chiacchierare con la dirimpettaia, poter tornare a fare una passeggiata al mare e meravigliarci dicendo “Vide 'o mare quant'è bello”, tornare a coltivare il proprio orto, per molti, soprattutto per chi ha perso un compagno di vita o un figlio, l’attesa che riaprissero i cimiteri per far visita ai loro cari e portare un fiore ed anche una carezza.


In spagnolo aspettare si dice “esperar”, perché in fondo aspettare è anche sperare.

Io al nostro pianeta vorrei dire grazie, perché con noi non è mai veramente stanco di attendere e sperare di vederci diventare persone migliori. E di possibilità per diventare gente migliore ce ne dona abbastanza, basta saperle cogliere. 

In fondo, dipende tutto da una virgola.


Basta aspettare.

Basta, aspettare.




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